Onorio_Rosati

Coalizione, non adesione. Appunti sulla Lombardia

Si fa un grande parlare di coalizioni elettorali e di alleanze, in questi giorni. Purtroppo è conclamata l’assenza di un argomento che in una discussione di questo tipo dovrebbe essere centrale: la politica.
In primo luogo è contestabile l’assunto principale del ragionamento che viene svolto a reti (e colonne) unificate in questi giorni. Si parla ovunque di divisione del centrosinistra. Trovo che questo non sia corretto, per il banale assunto che il centrosinistra senza la sinistra semplicemente non esiste. E oggi, in gran parte del Paese, l’unità dei progressisti vive infatti una fase di forte difficoltà.

Chi scrive, anche per l’esperienza amministrativa che sta vivendo in questo periodo della sua vita, crede fermamente che laddove si può è necessario spendersi, senza pregiudizi e chiusure preventive, per cercare di costruire alleanze di governo. Questo, però, è un risultato a cui giugnere e che va costruito con le scelte e con i comportamenti. Per alleanza, infatti, bisogna intendere un processo di avvicinamento tra due soggetti che rappresentano visioni e impostazioni politiche diverse. Che uno sia chiamato a prendere a scatola chiusa la proposta dell’altro si chiama in un altro modo: si chiama adesione, e per quanto mi riguarda questa non può essere una categoria della politica.

Sulle alleanze, infatti, ogni storia è diversa dall’altra e legata alla peculiarità della situazione locale.
Io, ad esempio, sono felice che nel Lazio si sia riusciti a trovare un accordo sui contenuti. Sono felice che lo stesso sia potuto avvenire in tante città, anche se da molte parti non è bastato per vincere. Sono felice se in altri luoghi continuerà ad accadere. Sono anche felice, però, che la sinistra non abbia aderito all’irricevibile proposta formulata in occasione delle elezioni regionali siciliane, perchè c’è un limite superato il quale seguire la convenienza elettorale significa semplicemente tradire la tua storia e la tua funzione. I risultati, tra l’altro, non si sono fatti attendere.

Laddove l’esito di una discussione è negativo, sarebbe saggio interrogarsi con pacatezza su cosa non ha funzionato. Per questo mi colpisce che alla libera scelta dei delegati lombardi di Liberi e Uguali di non sostenere la corsa di Giorgio Gori e di inviduare in Onorio Rosati il loro (ottimo) candidato per le elezioni regionali siano seguite in molti casi reazioni scomposte. Per prima, quella di Gori stesso che ha parlato addirittura di dirigenti che sarebbero “offuscati dall’odio nei confronti del PD“.

Io penso che sarebbe più utile, anche per il futuro, ragionare su come siamo arrivati a questo punto e sul perchè in questa parte del Paese non è stato possibile costruire una proposta unitaria. La diversa scelta, caso per caso, di LeU nelle due contemporanee discussioni lombarda e laziale smentisce, infatti, senza equivoco l’argomento del pregiudizio e del “volete fare perdere Renzi” e rende, invece, necessario misurarsi su quello del confronto politico, che (mi rendo conto) è un po’ più complicato. Provo a elencare alcune cose che, a mio modesto avviso, avrebbero forse aiutato a raggiungere un esito diverso.

Forse, si sarebbe potuto ragionare per tempo di una candidatura condivisa.

Forse, se questo si fosse rivelato impossibile, si sarebbero potuti organizzare con i dovuti tempi quei percorsi di partecipazione che un tempo il Partito democratico rivendicava addirittura come un tratto della sua identità.

Forse, Giorgio Gori avrebbe potuto rendersi conto di quanto la sua stupefacente posizione sul referendum regionale dell’autunno scorso abbia deluso tanti elettori nel nostro campo e ammettere, su quello, di avere sbagliato. Quel referendum, infatti, non è stato soltanto una pessima iniziativa di propaganda e un irresponsabile spreco di denaro pubblico. E’ stato, nel pensiero di fondo, un attacco sconsiderato all’idea dell’unità nazionale. Io, ad esempio, non so immaginare un centrosinistra che non parta da un forte e severo biasimo rispetto a un’ iniziativa del genere.

Forse, lo stesso Gori avrebbe potuto interrogarsi sul perchè il suo messaggio non riesce ad essere percepito come di reale rottura rispetto alle brutte stagioni che ci stiamo lasciando alle spalle. Magari, semplificando al massimo, concludendo che non basta “fare meglio” ma che una sinistra di governo deve proprio “fare altro” rispetto alle Giunte di Formigoni e Maroni.

Forse, ancora Gori ci avrebbe potuto risparmiare le dichiarazioni sulla “idea forte” di Formigoni. Dal candidato del centrosinistra, infatti, non mi aspetto di leggere che l’ultima fase di quella stagione è stata “abbastanza criticabile“. Mi aspetto di leggere che quei mesi sono stati una vergogna che rimarrà indelebile per la nostra Regione.

Forse, di nuovo Gori avrebbe potuto donarci una parola sulle tante scelte che in questi anni hanno oggettivamente lacerato in tutto il Paese quello che un tempo era il nostro campo, quelle che hanno spinto tanti elettori a preferire l'”andata nel bosco” rispetto al voto per il centrosinistra. Il jobs act, l’abolizione dell’IMU per tutti, la riforma costituzionale, il decreto Minniti, una legge elettorale pensata per colpire specificamente la sinistra (anche se, per il suo bizzarro meccanismo, finirà per ritorcersi in primo luogo contro i suoi stessi proponenti), la troppa enfasi sui bonus vari. Potrei continuare.

Forse, persino, avrebbe giovato se nei giorni delicati di questa discussione il Segretario del PD non ci avesse offesi paragonando il voto a Liberi e Uguali a un voto per Salvini, e anche se nelle stesse ore il Tesoriere dello stesso partito non avesse sferrato un attacco grave al Presidente Grasso.

Nella foto: Giacomo Galazzo (secondo da sinistra), assessore alla cultura, al turismo e alla legalità di Pavia, al banchetto per la raccolta delle firme di Liberi e Uguali per le elezio ni regionali della Lombardia

E’ una lunga serie di forse, nella quale come è normale si fondono questioni locali e questioni nazionali. Come vedete, però, l’odio non c’entra proprio un bel niente. Sono tutte questioni politiche di prima grandezza che ci ricordano che il centrosinistra non è una categoria dello spirito: è un campo da costruire insieme, se del caso con la necessaria fatica. E’ un cammino che richiede rispetto anche per gli ultimi arrivati (che nel caso specifico, per ragioni cronologiche, siamo noi) e che non può consistere nella mera comunicazione del nome di un candidato e in una serie di generici appelli. Magari uno sguardo ai sondaggi nazionali e regionali di questi giorni sarà utile a capire che questa strada sarà bene perseguirla in futuro, con la dovuta pazienza e con un po’ più di umiltà.

Con Onorio Rosati e con i nostri candidati, nei prossimi due mesi, cercheremo di raccontare la nostra idea della Lombardia, la stessa che cercheremo di rappresentare nel prossimo Consiglio regionale. Lo stiamo già facendo in questi giorni di grande impegno per completare la raccolta firme necessaria a presentare le nostre liste. E’ un passaggio faticoso, ma è anche una bella occasione per iniziare a frequentare strade e piazze, per incontrare persone, per presentare il nostro simbolo e per discutere del nostro progetto. Questo, credo, sarà il miglior contributo che potremo dare perche in futuro possa riaprirsi una strada per un cammino comune dei progressisti italiani.

P.S. A proposito, Onorio. Ti aspettiamo a Pavia!

Nella foto: Onorio Rosato, candidato di Liberi e Uguali alla presidenza della Lombardia, mentre interviene all’assemblea regionale di LeU di Cinisello Balsamo

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